Maniago nella Storia

 

 

 

 

 

Il territorio di Maniago è stato interessato già in tempi remoti da insediamenti umani, forse Veneto-Illiri o più probabilmente Carni.
Il nome del paese potrebbe risalire al periodo dell'occupazione romana (terra di Manlius), occupazione favorita dall'incrocio della strada che da Concordia passava per Maniago, per proseguire verso Poffabro (biforcandosi poi verso le valli del Cellina e del Piave o del Meduna e del Tagliamento) con quella che congiungeva le fonti del Livenza con la stretta di Pinzano.

Dovrebbero risalire già ad allora i primi insediamenti fabbrili della zona.
Anche se non inserita negli elenchi dei luoghi fortificati stilati da Paolo Diacono, Maniago testimonia la presenza dei Longobardi, seppur in forma marginale: di tale periodo rimangono il nome dato al monte Fara (il cui significato è stirpe, famiglia) e alcuni frammenti marmorei, presenti sulla facciata del Duomo, fatti risalire al VIII secolo. La storia documentata inizia con un diploma datato 12 gennaio 981, con il quale l'imperatore Ottone II riconosce patriarca di Aquileia Rodoaldo, i possedimenti della corte di Maniago, comprendenti anche il monte di Maniago (forse l'attuale Jouf alle spalle del paese ) e la pieve di San Mauro.

Il Castello di Maniago nell'antichità

Alcuni anni dopo, Rodoaldo affida alla difesa e lo sfruttamento di queste terre ad un gruppo di capifamiglia; ai discendenti di una di queste famiglie investite di "feudo di ministero", (mentre alle altre spettava il solo il titolo di abitanza), verrà più tardi concesso il titolo nobiliare. Durante gli scontri con i paesi vicini, la gente di Maniago trovava sicuro rifugio nella roccaforte costruita verso il 1150 sulle rovine di una torre romana, questo castello riuscì a resistere a numerosi assalti, devastazioni e incendi, ma dovette cedere, dopo 42 giorni di assedio, alla Serenissima il 5 giugno 1420. I signori di Maniago furono costretti a giurare obbedienza al Doge. Alla lunga dominazione di Venezia si sono succedute quella francese, molto breve, e quella austriaca fino all'annessione del Friuli al regno d'Italia dopo la terza guerra d'indipendenza. Maniago ha dato i natali agli ottici Domenico e Lorenzo Selva, che realizzarono il primo binocolo, e all'architetto Gianantonio Selva progettista del teatro "La Fenice di Venezia". Angelo Dal Mistro fu insegnante del Foscolo, mentre al Salesiano padre Natale Dal Mistro si deve il primo vocabolario italiano-persiano.

 

PERSONAGGI FAMOSI

Uno storico, un letterato, un ottico, un architetto, un attore…l’elenco potrebbe essere assai lungo, ma ci limitiamo a queste cinque che sono alcune tra le più importanti figure locali che si incontrano nella storia di Maniago. Forse sconosciuti ai più, questi uomini hanno contribuito, ciascuno nel proprio settore, ad un accrescimento culturale significativo, portando così il nome di Maniago ad un vasto pubblico.
Tra gli esponenti del casato dei conti di Maniago, spicca la figura di
Fabio II, uomo dai numerosi interessi soprattutto in campo artistico e storico, ma anche preciso amministratore pubblico. Figlio del conte Pietro Antonio e di Caterina di Brazzà, Fabio nacque a Maniago nel 1774, in un tempo che si preannunciava preoccupante per i grandi cambiamenti politici che si stavano profilando, visto che la repubblica di Venezia, che allora reggeva le sorti del Friuli, stava cedendo alle pressioni di Francesi e Austriaci. La cultura illuminista e la grande esperienza accumulata durante i numerosi viaggi in Italia e all’estero consentirono al giovane Fabio II una maggior apertura politica rispetto ad altri nobili contemporanei ed una visione dei problemi e della vita del tempo più rispondente al vero. Fabio II deve la sua notorietà alla Storia delle belle arti friulane, un corposo studio sulla storia dell’arte regionale, pubblicato nel 1819 e oggetto recentemente della terza ristampa. Più rispondente alle necessità di conoscenza del territorio maniaghese è la Statistica dei cento quesiti, ovvero la Statistica relativa al cantone di Maniago che il conte Fabio compilò nel 1807 per conto del Prefetto del Dipartimento di Passariano. Un manoscritto, ora pubblicato, che delinea con precisione la situazione politica, economica e sociale di Maniago e dei paesi vicini.
Morì nel 1842.

Angelo Dalmistro nacque a Murano nel 1754 da genitori originari di Maniagolibero che si erano trasferiti nell’isola veneziana per lavoro. Nella seconda metà del Settecento, e ancor più nel secolo successivo, molti maniaghesi emigravano come lavoratori stagionali nelle fornaci e vetrerie muranesi. Durante gli anni al collegio S. Lorenzo, il Dalmistro ebbe modo di conoscere Gaspare Gozzi che continuò a frequentare anche dopo aver completato gli studi ed essere divenuto abate. Amante della cultura e della poesia in particolare, fu scrittore e critico, preciso traduttore dei versi dell’inglese Thomas Gray, nonché insegnante di “belle lettere”, annoverando tra i suoi allievi anche Ugo Foscolo. Morì a Coste d’Asolo nel 1839.

Lorenzo Selva, nato a Maniago nel 1716, era figlio di Domenico, ottico a Venezia. Fu proprio la professione del padre ad indirizzarlo agli studi di fisica e matematica ai quali si dedicò con grande passione. Selva lavorò intensamente nel settore ottico, riuscendo a migliorare gli occhiali per presbiti e a costruire un nuovo tipo di binocolo da teatro. Intorno al 1770, grazie a continue ricerche, elaborò un perfezionato modello di cannocchiale ed un microscopio ad un solo specchio, cosa per quei tempi rivoluzionaria. Fu anche autore del saggio “Sei dialoghi ottici teorico-pratici”, pubblicato nel 1787, un testo ricco di tavole e disegni che lo pose all’attenzione dei fisici europei del tempo. A riconoscimento dei suoi studi, il Senato della repubblica veneta volle insignirlo del titolo di “Ottico Pubblico”, assicurandogli fino alla morte, avvenuta nell’aprile del 1800, una somma di 25 ducati mensuali.

La Fenice di Venezia

Il nome di

Giannantonio Selva, figlio di Lorenzo, è noto perché legato alla progettazione del teatro La Fenice di Venezia. Nato nel 1753, Giannantonio Selva studia arte ed architettura, compiendo numerosi viaggi in Italia e in tutta Europa a fianco di famosi artisti del suo tempo, quali ad esempio Giacomo Canova. La sua brillante creatività artistica ne fece uno dei più apprezzati architetti della seconda metà del Settecento e dei primi anni dell’Ottocento.

Antonio Centa

Antonio Centa, uno dei protagonisti del cinema italiano degli anni Trenta e Quaranta, era nato a Maniago nell’agosto del 1907. Emigrato negli Stati Uniti come tanti altri friulani, arrivò al cinema davvero per caso, fermato per la strada a Roma e chiamato per un provino dal produttore Roberto Dandi. La sua fu una carriera dall’avvio decisamente fortunato e fulmineo, sempre a fianco di grandi attori e registi importanti, e dall’altrettanto rapido declino, una volta chiuso il periodo dei film dei telefoni bianchi.
Dalle prime pellicole del 1936, Ballerine di Gustav Machaty e Squadrone bianco di Augusto Genina, Centa recitò in oltre trenta film, lavorando con i migliori attori del tempo, da Gino Cervi a Fosco Giachetti, da Alida Valli ad Anna Magnani, interpretando sia ruoli brillanti che drammatici.
Antonio Centa morì in un incidente stradale nel 1979.