Maniago e il suo territorio  

 

Il terrirorio del Comune di Maniago

Gola lungo il torrente Cellina

Il territorio su cui sorge Maniago è caratterizzato da un ambiente naturale ricco e vario, comprendente aspetti tipici della montagna e della pianura, delimitato dai corsi del Cellina e del Colvera, dal monte Jouf e dalla vasta area dei Magredi.
Il Cellina, a ovest, scende dall'omonima valle, lunga più di 40 km, a tratti luminosa e solare, a tratti scura e profonda, e sbocca nella zona pianeggiante dopo aver superato la gola di Ravedis, che sarà tra breve chiusa da una diga. Da questo punto, il torrente costeggia il territorio di Maniago, ma non vede quasi il paese perché scorre molto più in basso; sugli argini sono ben evidenti i terrazzamenti dovuti agli abbondanti depositi di materiale, anche fino a duecento metri di profondità, successivamente scavati da fenomeni di erosione.
Lungo il lato orientale del paese si incontra il Còlvera, torrente dalle acque limpide, che si forma dalla confluenza di due distinti rami provenienti dalle montagne immediatamente a ridosso del paese: il monte Jouf (m 1224), di calcare cretacico e, subito dietro, il massiccio dolomitico del Raut (m 2025).

Il centro di Maniago

Questo torrente ha trovato la sua strada, lunga una decina di km, scorrendo inizialmente in uno spazio stretto e racchiuso da alte pareti, modellando la roccia con innumerevoli forme e disegni, trasformando una materia dura ed apparentemente immobile in qualcosa di plastico ed armonioso. Numerose sono le marmitte, conche grandi o piccole scavate dall'acqua, che possiamo scorgere sul fondo del torrente oppure in alto sopra le nostre teste, le rocce lisce o modellate in forme insolite, le grotte, gli archi e le volte che testimoniano l'attività di erosione delle acque e il livello, molto più alto di quello attuale, in cui esse scorrevano in tempi remoti.

Dopo essere sceso dalla zona più alta e tormentata fino a costeggiare le case del paese, il Colvera assume un andamento più dolce e sinuoso giungendo a lambire una zona molto particolare, le peschiere, caratterizzata da un'armoniosa mescolanza di spazi naturali e altri trasformati dall'uomo per i suoi bisogni. Tra campi coltivati, vigne, siepi, boschetti, prati spontanei, gallerie di vegetazione, stradine e sentieri, alberi d'alto fusto e cespugli ricchi di bacche di cui vanno ghiotti molti dei numerosi animali qui presenti, scorre ancora la roggia che un tempo portava l'acqua ad alimentare una grande vasca adibita alla pesca.

Monte Jouf

Il monte Jouf, alle spalle di Maniago, un tempo era fonte di sopravvivenza per gli abitanti della zona, che lo usavano per far legna, per ricavare pietra da una cava che ancora si scorge sul suo versante orientale, per cacciare la selvaggina che vi trovava riparo, per portare al pascolo gli animali o per raccogliere le erbe spontanee commestibili e medicamentose. Oggi è méta soprattutto di piacevoli escursioni alla ricerca di vecchi sentieri o mulattiere che collegavano la pianura con le vallate interne, arrivando sulla sua cima per scoprire il suggestivo panorama che scende fino al mare, ma anche per ammirare la varietà e la straordinaria particolarità della sua flora primaverile, nonché i volteggi dei rapaci che frequentano numerosi questo ambiente.

I Magredi

Più a sud, al di là dell'abitato, si stendono gli ampi e apparentemente desolati piani alluvionali che conservano sotto di sé la storia geologica delle nostre montagne. Questi ambienti, estremamente rari, si chiamano magredi perché sono costituiti da terreno magro, povero di sostanze nutrienti e molto arido. Infatti, nonostante l'area sia una delle più piovose della nazione, l'enorme permeabilità del suolo favorisce l'immediata dispersione dell'acqua, che risale in superficie pochi chilometri più a valle, nella zona delle risorgive. Si è venuta così a creare una vegetazione di tipo steppico molto particolare e di grandissimo pregio in quanto racchiude un numero straordinario di specie in uno spazio ristretto: una vera e propria banca biogenetica. Eccezionale è quest'ambiente anche per la grande varietà di uccelli selvatici che qui intrecciano i loro voli alla ricerca di cibo, tanto da essere stata riconosciuta a livello europeo come un territorio di rilevante interesse per le mantenute caratteristiche di biodiversità ed inserito come “Sito di Importanza Comunitaria” nell’elenco delle “aree Natura 2000”. Anche la forra del Cellina e il Colvera di Jouf figurano tra gli ambienti naturali da salvaguardare come “Aree protette nell’Area Agenda 21”, ponendo così Maniago al centro di una straordinaria corona di gioielli donati dalla natura.

Frazioni e località limitrofe

Campagna

La frazione Campagna, a sud del capoluogo, deve il proprio nome al fatto che da sempre questa è stata una zona agricola. Delimitata a sinistra dal torrente Colvera e a destra dal Cellina, è oggi un consistente centro abitato che conta più di mille residenti, con nuove strutture edilizie e sportive che affiancano cortili e case di un tempo. I primi insediamenti vengono fatti risalire intorno al XVI secolo, anche se negli Atti Antichi Comunali la voce Campagna è documentata già nel 1339. Di interesse storico è una lapide datata 1681, posta sulla facciata della piccola chiesa in via Pocioi, edificata per volontà di una nobile famiglia del tempo, i Sbaràleo. L’attuale chiesa parrocchiale, sempre dedicata a S. Antonio da Padova, è stata inaugurata ed aperta al culto nel 1933. Legata alle proprie tradizioni, la comunità di Campagna, attiva e laboriosa, ha saputo trasformare in redditizio un territorio spesso brullo e sassoso.

Chiesa di S. Francesco

Dandolo

Il nobile veneziano Mattia Dandolo che acquistò delle terre a sud di Maniago nel 1649 diede poi il nome a questa parte della campagna. Oggi, dopo vari anni di utilizzo per esercitazioni militari e luogo di rifugio per i profughi istriani sul finire degli anni ’50, Dandolo è giuridicamente la seconda frazione di Maniago. Le famiglie che vi risiedono - l’abitato conta circa trecento persone - si occupano quasi esclusivamente della coltivazione di cereali e frutteti. Dedicata a San Francesco è la chiesa eretta nei primi anni ’60. La Pro Dandolo, affiliata alla Pro Maniago, organizza varie manifestazioni ricreative tra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno.

Tipica casa friulana a Maniagolibero

Maniagolibero

Già negli Atti Antichi Comunali del 1286 si fa riferimento ad una villa di Maniaco Livri come ad una zona posta ai limiti dell’abitato di Maniago verso la riva sinistra del torrente Cellina. Dal punto di vista amministrativo, Maniagolibero era sotto la giurisdizione dell’abbazia di Millstatt, in Carinzia, del tutto autonomo pertanto dai conti di Maniago almeno fino ai primi anni del 1800, libero anche di eleggere per proprio conto un capitano e tre giurati per assolvere le vertenze civili. Maniagolibero oggi si propone come un abitato ricco di storia e di testimonianze architettoniche particolarmente significative. Lo sono in particolare le tipiche case friulane restaurate dopo il sisma del ’76 nel totale rispetto dei disegni originari: un porticato ad archi al piano terra e il loggiato soprastante adornato in estate di fiori rampicanti. La settecentesca chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia, conserva un prezioso organo del 1759, opera di Antonio Barbini. A Maniagolibero è presente un Centro Sociale che coordina le attività socio - culturali del paese, proponendo nel corso dell’anno varie manifestazioni ricreative e sportive, particolarmente durante i festeggiamenti della Madonna del Rosario a fine estate, escursioni in montagna, mostre tematiche ed un originale Presepe durante le festività natalizie.

La chiesa di Fratta

Fratta

Situata verso est lungo la sponda sinistra del torrente Colvera, Fratta è una grossa borgata che dista un paio di chilometri dal centro di Maniago. Se ne hanno testimonianze certe nei documenti dell’Archivio Comunale già a partire dal 1450, ma la presenza di una strada romana che portava verso il monte San Lorenzo ed una piccola chiesa posta alla sommità della medesima altura e dedicata al Santo, già citata in un testamento del 1291, fanno pensare ad insediamenti precedenti. Fratta si anima particolarmente in estate, durante i festeggiamenti della Madonna del Carmine, organizzati dal locale Centro Sociale che dispone di un’area attrezzata con chioschi, pista da ballo, campo sportivo e struttura chiusa per mostre e convegni.

Sud ferrovia

Oltre la linea ferroviaria si è sviluppata in questi ultimi anni un’area residenziale intensamente abitata, segno di una naturale modificazione urbanistica del paese. Appena dopo il cavalcavia, numerose villette unifamiliari e a schiera si susseguono con i loro bei giardini. Il quartiere di Sud Ferrovia ha il suo fulcro nell’Area Violis, un attrezzato centro sociale che nel tempo si è andato arricchendo di strutture assai qualificanti per tutta la comunità. Attualmente l’Area Violis dispone di un campo di calcetto, un campo di bocce coperto, un bar, una sala ritrovo, ampi spazi aperti con giochi per bambini e per feste popolari che vengono organizzate durante l’estate unitamente a diversi tornei sportivi.

Curiosità toponomastiche

Voltapicara

Voltapicàra, luogo sinistro…

Voltapicàra è una parte della storia di Maniago, una vecchia strada ai piedi del castello, appena oltre il muro dei conti, abitata dai Del Tin detti d’Alfier, cioè Alfieri, come erano chiamate le guardie del feudatario.
Oggi questa strada porta il nome del poeta Giovanni Pascoli e partendo da piazza Italia la si raggiunge in pochi minuti percorrendo via Castello.
Voltapicara, nome dotato di fascino inquietante e sinistro e che suscita non poca curiosità, è presente in molti atti ufficiali, dal Catasto Napoleonico ai Registri Comunali, ed era già attestato nel 1459.
Stando a quanto la tradizione popolare dice, Voltapicàra, nel punto dove via Castello svolta verso via Pascoli, era un luogo di impiccagioni e proprio sul muro dei conti si trovavano i ganci per appendere i condannati. Questa spiegazione, tramandata da generazioni, potrebbe trovare una certa conferma da un altro documento conservato presso l’Archivio Storico Comunale e risalente al 1752, dove si parla di Viatta di Voltapicàra: viatta, cioè una brutta strada, una via che non presagiva niente di buono.

Piazza Trento, già Piazza della Posta

Ubicata a due passi dal centro, proprio alla fine di via Roma e punto di raccordo tra le vieTrieste, san Rocco e Colvera, l’attuale piazza Trento ha purtroppo perso la gran parte degli elementi che la caratterizzavano in passato, facendone uno dei luoghi più significativi del paese. Non c’è più la bella fontana che vecchie fotografie ci mostrano méta di quanti avevano bisogno di acqua, così come non c’è più la prima stazione di posta che si trovava all’imbocco di via Colvera e da cui la piazza prendeva il nome, mantenuto fino alla conclusione della seconda guerra mondiale. Sempre affacciati alla piazza erano poi una trattoria, che proprio per il fatto di dare alloggio e ristoro ai carradori che giungevano a Maniago con la posta e con ogni tipo di merce, era detta “Al Carradore”, e la prima rivendita di giornali gestita dalla famiglia Venier.

Via Ballerina, strada di brìtole

Fino al 1948 le due vie che oggi sono denominate l’una Edmondo de Amicis e l’altra della Vittoria erano in realtà due tronconi della stessa strada, detta via Ballerina. Il perché di un nome tanto insolito va ricercato nel soprannome di una famiglia di fabbri che risiedeva da quella parti, i Balarins, i quali avevano appunto un’officina ed erano abili costruttori di un particolare tipo di coltello da tasca, uno dei quali chiamato Balarina.
Così, da una brìtola, vale a dire da un temperino, è derivato il nome della strada.

Calle Pintiliana

La Calle a Maniago è solo Calle Pintiliana, l’unica strada del paese a portare questo nome. L’originalità della voce toponomastica sta proprio in questo termine, calle, che, ricordando i vicoli veneziani, rievoca il lungo periodo, dal XV al XVIII secolo, durante il quale Maniago fu soggetta al governo della Serenissima. È puramente leggenda che il Pintigliano da cui dovrebbe derivare il nome della strada fosse un capitano delle truppe venete.
Dal dopoguerra, la strada porta il nome di via Trieste e procede da piazza Trento verso nord, abitata da famiglie che in estate festeggiano con orgoglio la propria via.

Lavatoio di via Molini

Lavatoio di via Molini

L’uso di lavare i panni sulle sponde delle rogge o dei canali, frequente fino a non molti decenni fa, è provato anche da documenti conservati nell’Archivio Comunale cittadino. Uno di questi porta la data del 1863 e fa riferimento ad un Lavatoio, senza tuttavia precisarne l’esatta ubicazione. Uno dei lavatoi, probabilmente numerosi se consideriamo le rogge che dai torrenti Cellina e Colvera portavano l’acqua alla campagna, si trova in via Molini, poco lontano dalla filanda. Il manufatto, che risale come costruzione ai primi anni Venti, è stato recentemente restaurato grazie all’intervento della locale sezione Alpini, che lo hanno riportato alla struttura originaria, con una bella tettoia in legno, assai utile in caso di pioggia, restituendo così una bella testimonianza di vita quotidiana di un tempo.